Dalla prescrizione….ai pasti!

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La prescrizione giornaliera di vostro figlio, che comprende il fabbisogno energetico in KCalorie, la quantità in grammi di grassi, carboidrati e proteine e la ratio, deve essere divisa nei diversi momenti dei pasti: di solito cinque (colazione, pranzo, cena e due merende), ma possono essere anche più o meno.

Il vostro dietologo avrà quindi calcolato per vostro figlio uno schema come questo:

8 (questa tabella è frutto di un lungo lavoro di personalizzazione della dieta; la ratio non è uniforme nel corso della giornata, ma ha un andamento ad arco; all’inizio di solito è più facile, perchè la ratio chetogena è costante per tutta la giornata e per tutti i pasti).

E’ il momento di prendere una decisione molto importante: vi fate dare le ricette dal dietologo o le calcolate voi?

Chiarito che, anche se le calcolerete voi, le ricette dovranno comunque essere approvate e supervisionate dal dietologo, la decisione avrà un forte impatto sulla vita della famiglia, e va presa con attenzione.

Cucinare ricette che vi arrivano pronte ha il vantaggio di sollevarvi dai calcoli, ma ha lo svantaggio di rendere difficile la reazione agli imprevisti, che soprattutto all’inizio saranno molti; rifiuto del cibo, vomito, inappetenza, malattie comuni tipo raffreddore o più temibili come influenze intestinali… il pericolo corre sul filo e i tempi di reazione devono essere rapidi.

Nessuno meglio di voi conosce i gusti di vostro figlio, le sue reazioni ad un sapore o a una nuova combinazione di cibi, ma soprattutto nessuno oltre a voi potrà costruire assieme a lui i suoi nuovi gusti; i cibi che sopravviveranno all’introduzione della dieta saranno pochi, e vostro figlio dovrà in ogni caso cambiare radicalmente abitudini alimentari: solo voi potrete con pazienza e leggerezza fargli scoprire dei sapori nuovi.


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MA COME FARA’ MIO FIGLIO A MANGIARE QUESTI STRANI CIBI?

Anni fa, un allenatore di calcio diventò famoso per la frase: “Rigore c’è quando arbitro fischia”; nella dieta è lo stesso: “dieta c’è quando bambino mangia.”

Dovete costruire una nuova alleanza, soprattutto psicologica, con vostro figlio; gli chiederete un grande sforzo, dovrete essere convincenti e rassicurarlo. Rassicurarlo prima di tutto che sarà sfamato anche senza i suoi cibi preferiti, trovare assieme a lui con pazienza nuovi sapori, nuovi modi di preparare i cibi.

E’ fondamentale, soprattutto nei primi mesi, di non caricare sul bambino il vostro stress, la vostra fatica, ma allearsi con lui in un grande gioco, in una scoperta che farete assieme.

Fategli sentire che c’è attenzione e cura verso il suo cibo, che le cose che mangia sono speciali; curate sempre la presentazione del cibo, comprate dei piatti e delle scodelle colorate, solo per lui.

Chiedete al vostro team di avvicinarvi con lentezza alla dieta, magari iniziando una preparazione a casa con una nutrizione diversa. Togliete per esempio pasta, pane e riso, lasciando i biscotti, per far cambiare gradualmente a vostro figlio gusti e abitudini alimentari.

Pretendere che un bambino autonomo, con un gusti già definiti, passi di colpo in tre giorni da un’alimentazione normale ad una dieta chetogena, per di più in un ambiente poco accogliente come un ospedale, significa solo rendere quasi impossibile mantenere nel tempo la dieta.

E’ importante che il passaggio definitivo alla chetosi sia controllato dai medici, perchè può esporre il bambino a situazioni pericolose (per esempio, anche se in casi rarissimi,  la chetoacidosi), ma un primo approccio lento e graduale rassicurerà il bambino e sarà fondamentale per mantenere la dieta nel tempo.

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