Intervista a Maurizio Tommasini / 2

Claim12Centrato Cari amici di KETOGOURMET,

come promesso, eccovi la seconda e ultima parte dell’intervista che abbiamo realizzato con il Dottor  Maurizio Tommasini, autore del recente  La Chetodieta.

La dieta chetogenica per patologie neurologiche e metaboliche è sufficientemente diffusa nel nostro paese?

Tempo proprio di no, ma le cose stanno cambiando, anche grazie al gran lavoro svolto da professionisti ed associazioni sul tema. Mi piace ricordare il contributo di Eupraxia e del Dott. Di Lorenzo, impegnati nel diffondere il corretto uso della chetogenica in contesti terapeutici

 

 La dieta chetogenica è indicata nei casi di diabete?

Numerosi studi indicano effetti decisamente positivi in soggetti affetti da diabete di tipo 2. Il diabete di tipo 1 rimane invece una controindicazione assoluta, anche se cominciano ad arrivare studi che suggeriscono anche in questi casi un effetto positivo. Si tratta comunque di situazioni in cui il soggetto in dieta deve essere necessariamente seguito da nutrizionista e medico, per evitare problemi che possono essere decisamente poco piacevoli.

 

Ultimamente, soprattutto nell’East Coast americana, l’alimentazione chetogenica si sta affermando come pratica che migliora l’energia, la concentrazione ed in generale il benessere fisico: lei è d’accordo?

In un soggetto sano la chetogenica ha questo effetto di aumentare la chiarezza mentale e l’energia, così almeno riporta la maggioranza dei pazienti. Un effetto decisamente interessante e positivo, tuttavia non penso che si debba seguire una chetogenica alla esclusiva ricerca di questa condizione. Consideriamolo un fringe benefit, legato al dimagrimento o all’utilizzo terapeutico.

 

Nei prossimi anni il low-carb e’ destinato a soppiantare il low-fat come indice di corretta alimentazione?

La chetogenica è uno strumento. Io sottolineo spesso, parlando di questo tipo di dieta, che il fatto che durante una cheto si riducano i carboidrati non implica certo che questi siano il male. Alla fine si tratta di un problema di equilibrio e ritengo che non si debba cercare, come spesso purtroppo si fa, una soluzione globale che va bene per tutti. Alcuni soggetti possono aver un deciso beneficio seguendo una chetogenica, mentre altri potrebbero cavarsela meglio con un’alimentazione più ricca di carboidrati.

Quello che mi interessa è che si parli in maniera corretta di dieta chetogenica, lasciando da parte concetti assolutamente non corretti legati a questo particolare regime alimentare: eccesso di proteine, danni renali, cali di energia e via dicendo.

Di certo è giunto il momento di considerare un regime alimentare nel suo insieme, benefici e controindicazioni, semplicità o difficoltà di esecuzione, senza concentrarsi in maniera ossessiva sui supposti effetti problematici legati a questo o quel nutriente. Una dieta chetogenica può essere indicata in un gran numero di contesti diversi, da valutare di volta in volta, uno strumento molto potente, come dicevo, che va utilizzato con cognizione di causa.

Grazie al Dottor Tommasini da KETOGOURMET!

 

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KETOGOURMET, un blog

  • creato da una famiglia con un bambino con epilessia farmacoresistente, che grazie alla dieta chetogena è riuscito a controllare le crisi;
  • che, a partire da un’esperienza personale, offre un aiuto concreto alle altre famiglie ;
  • per dimostrare che anche un cibo che cura può essere “Gourmet”!

 

 

Intervista a Maurizio Tommasini / 1

Claim12Centrato Cari amici di KETOGOURMET,

come promesso, eccovi la prima parte dell’intervista che abbiamo realizzato con il Dottor  Maurizio Tommasini, autore del recente  La Chetodieta.

Quali sono i fattori che hanno contribuito al recente grande interesse sulla dieta chetogenica?

A livello di pubblico sicuramente ha giocato un ruolo importante la notevole popolarità di alcuni protocolli commerciali basati sull’alimentazione low-carb, unitamente a tutto il clamore suscitato dall’ipotesi dell’insulina come responsabile della supposta epidemia di obesità, un tema particolarmente sentito nel mondo anglosassone. Oltretutto la chetogenica viene spesso proposta come dieta che permette di dimagrire mangiando in quantità cibi che molti considerano appetitosi, carne di ogni tipo, formaggi , grassi: si tratta di una visione distorta ma che ha grande presa su di un pubblico che cerca risposte semplici a problemi complessi.

Nel campo delle applicazioni terapeutiche ritengo che sia stato fondamentale quanto avvenuto negli anni 90, con la riscoperta della chetogenica come terapia in soggetti con epilessia farmacoresistente. Inoltre sono suggestivi anche gli studi sul tema delle cefalee e delle malattie neurodegenerative, oltre che le possibili applicazioni nel trattamento di malattie metaboliche. Contrariamente a quello che molti pensano la chetogenica non è certo una fad diet, una dieta alla moda, priva di sostegno scientifico: si tratta invece di uno dei regimi dietetici più studiati, con una storia lunga un secolo di interessanti applicazioni in campi diversi.

Le tre cose più importanti che consiglierebbe ad una persona che volesse iniziare una dieta chetogenica?

In primo luogo valutare se esistano le condizioni per seguire questo regime: ci sono delle controindicazioni assolute che vanno sempre prese in considerazione. In secondo luogo considerare che si tratta di una dieta che non ammette sgarri: indurre la chetosi richiede tempo e quelle che potrebbero essere trasgressioni ammissibili in un piano alimentare ipocalorico possono determinare l’uscita da questo stato, con perdita di quelli che sono i benefici inerenti alla dieta. In terzo luogo valutare la logistica relativa alla dieta, la necessità di consumare pasti in cui l’apporto di carboidrati è molto ridotto e in cui la selezione dei cibi da consumare è molto importante. I pazienti che per lavoro sono costretti a mangiare fuori casa devono considerare questo fatto, anche se, per esperienza,  non si tratta di una situazione così difficile da gestire.

E’ possibile seguire una dieta chetogenica solamente con cibi freschi, acquistabili in supermercato?

A mio parere sì. È il concetto su cui poggia la mia proposta alimentare, la chetodieta, una dieta chetogenica che utilizza prodotti freschi, carne, pesce, verdure, frutta secca e olio extravergine di oliva. Quando l’obiettivo primario è il dimagrimento questo permette di mantenere un buon rapporto con il cibo e facilita poi il passaggio alla fase cruciale di mantenimento che è essenziale per consolidare quanto ottenuto durante la fase chetogenica. Diverso è il discorso delle applicazioni terapeutiche che richiedono un preciso rapporto chetogenico e che molto spesso devono necessariamente ricorrere a prodotti appositamente formulati. La guida di un professionista esperto è comunque importante in entrambe i casi, assolutamente indispensabile nel secondo.

Sono sempre necessari gli integratori? Se sì, quali sono quelli che lei raccomanda?

Visto il limitato apporto di certi cibi talvolta è utile integrare con vitamine e sali minerali. Altra integrazione utile è quella con citrati, importante per ridurre il rischio di formazione di calcoli renali, uno dei potenziali effetti collaterali di una chetogenica seguita per tempi prolungati.

Grazie al Dottor Tommasini da KETOGOURMET, seguite il nostro blog per la seconda parte dell’intervista!

 

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  • creato da una famiglia con un bambino con epilessia farmacoresistente, che grazie alla dieta chetogena è riuscito a controllare le crisi;
  • che, a partire da un’esperienza personale, offre un aiuto concreto alle altre famiglie ;
  • per dimostrare che anche un cibo che cura può essere “Gourmet”!

 

 

Un nuovo libro sulla dieta chetogenica

Claim12Centrato Cari amici di KETOGOURMET,

la dieta chetogenica comincia ad essere conosciuta e citata sempre più spesso;  per chi deve seguire una dieta molto controllata questo è un vantaggio, perchè vuol dire più strumenti, più ricette, più conoscenza e accettazione sociale, allo stesso tempo però aumenta  il rischio che una dieta delicata come la dieta chetogenica diventi solo un’altra “dieta del giorno”, con relativo merchandising.

L’uscita di un libro serio e circostanziato sulla dieta chetogenica, scritto da un esperto che la conosce in maniera approfondita è quindi un’ottima notizia! Vi segnaliamo quindi  La Chetodieta del dottor  Maurizio Tommasini, un biologo nutrizionista con un focus particolare sul binomio alimentazione/attività fisica.  Se vi interessa l’argomento, tenete d’occhio il nostro sito, prossimamente ospiteremo una intervista all’autore!


 

Nel suo piccolo, anche KETOGOURMET continua nella sua opera di alfabetizzazione chetogenica: abbiamo risposto volentieri all’invito del sito My Therapy , un’innovativa piattaforma che vuole facilitare il rapporto tra paziente e terapia attraverso la tecnologia. Ecco il nostro articolo, per sfatare alcuni dei miti che cominciano a circolare sulla dieta chetogenica.

Anche la nostra collaborazione con la Kanso continua; stavolta ci hanno chiesto un contributo su dieta chetogenica e sport.

Insomma, siamo ancora lontani dall’obiettivo che un’assistenza chetogenica di alto livello sia disponibile per tutti i pazienti che ne potrebbero beneficiare, ma qualcosa comincia a muoversi al di là dei confini delle patologie neurologiche e metaboliche, e questo potrà essere un grande fattore di diffusione di questo cibo che cura.

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  • creato da una famiglia con un bambino con epilessia farmacoresistente, che grazie alla dieta chetogena è riuscito a controllare le crisi;
  • che, a partire da un’esperienza personale, offre un aiuto concreto alle altre famiglie ;
  • per dimostrare che anche un cibo che cura può essere “Gourmet”!

 

 

La Dottoressa Elizabeth Neal di Matthew’s Friends risponde alle domande di KETOGOURMET!

Claim12CentratoElizabeth Neal, una delle massime esperte internazionali della dieta chetogena, ha accettato di rispondere alle nostre domande sulla dieta!

La Dottoressa Neal, dietista ricercatrice, è stata co-autrice di alcuni dei più importanti studi scientifici che all’inizio degli anni 2000, hanno definitivamente sancito la validità scientifica dei trattamenti chetogenici nel contrasto delle epilessie farmacoresistenti ( Neal 1,  Neal 2).

Uno dei bambini trattati nel corso del primo trial è stato Matthew, e proprio l’esperienza della dieta ha spinto Emma, la mamma di Matthew, a fondare la Matthew’s Friends. Questa organizzazione inglese, attivissima nella diffusione dei trattamenti chetogeni, ha anche un centro di eccellenza specializzato a Lingfield.

E’ un grande onore per noi ospitare le risposte di questa eccezionale esperta, e speriamo siano utili a tutti coloro che seguono il nostro blog.

04-column1) Quali sono stati gli sviluppi più significativi nell’approccio alla dieta chetogena in questi ultimi anni?

Anche se la tradizionale Dieta Chetogenica “classica” e la dieta MCT sono ancora molto usate, negli ultimi anni sono numerosi i bambini che hanno beneficiato dell’approccio meno restrittivo di terapie chetogeniche più recenti , come per esempio la Dieta Atkins Modificata (MAD, controllo stretto dei carboidrati ma proteine e apporto calorico liberi) e della dieta del basso indice glicemico (LGIT, più abbondante consumo di carboidrati, ma scelti solamente tra quelli a basso indice glicemico). Queste terapie chetogene sono particolarmente indicate per bambini più grandi, per gli adolescenti e anche per gli adulti; un numero crescente di studi scientifici ha ottenuto risultati molto positivi riguardo all’efficacia di questi nuovi trattamenti.

2) Qual è secondo lei la maniera migliore per iniziare la dieta?

Tradizionalmente tutte le diete chetogene venivano iniziate in ospedale dopo un periodo di digiuno, ma nessuno studio scientifico ha dimostrato che questo approccio abbia benefici in termini di controllo delle crisi epilettiche; inoltre la maggior parte delle famiglie preferirebbero senza dubbio iniziare la dieta a casa. L’ospedalizzazione può tuttavia essere necessaria per i bambini molto piccoli, o per pazienti che hanno bisogno di essere monitorati più strettamente.

Prima di iniziare la terapia, è fondamentale che i genitori e chi si occupa del bambino ricevano un training completo e accurato, e che siano in stretto contatto con il team medico. Di regola le diete chetogene sono iniziate in maniera graduale, con un lento aumento o del rapporto chetogenico (per la dieta classica), o della dose di MCT (per la dieta MCT), in relazione con diversi parametri del paziente, come tolleranza verso la terapia, chetosi e controllo delle crisi epilettiche.

3) Come si può personalizzare la dieta e renderla unica per ogni paziente?

Per personalizzare (fine-tune) una terapia chetogenica, si introducono specifici e controllati cambiamenti nella prescrizione della dieta, con lo scopo di massimizzare il beneficio della dieta nel controllo delle crisi epilettiche. Noi raccomandiamo di pesare regolarmente i bambini, in quanto la prescrizione energetica (quantità di Kcalorie che il bambino deve consumare quotidianamente), deve essere frequentemente modificata.

Il livello ottimale di chetosi per il controllo delle crisi epilettiche varia da individuo a individuo; questo livello può essere determinato durante il processo di fine-tuning aumentando o diminuendo la prescrizione di cibi che inducono la chetogenesi (grassi), o che la contrastano (carboidrati). Sarà poi necessario adattare il fabbisogno di proteine, vitamine e minerali all’età del paziente e alle variazioni della dieta.

Un cambio di abitudini (andare in vacanza, iniziare uno sport), può rendere necessaria una variazione della distribuzione della dieta nel corso della giornata, cambiando il numero dei pasti o delle merende.


GRAZIE ALLA DOTTORESSA NEAL PER LE SUE RISPOSTE!


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Claim12centratoCors

Ecco la seconda parte delle risposte della dottoressa Sue Wood alle domande sulla dieta chetogena per adolescenti e adulti.

6) La dieta chetogenica può essere efficace contro ogni tipo di epilessia?

Sì, la dieta può indurre cambiamenti positivi e miglioramenti notevoli in ogni tipo di crisi epilettiche. Non è tanto il tipo di epilessia che conta, ma se e come il bambino o l’adulto rispondono alla terapia chetogenica.

Purtroppo al momento non abbiamo nessuno strumento per sapere in anticipo se un paziente risponderà o meno alla dieta. Un programma attentamente controllato e individualmente calibrato  di dieta chetogenica della durata di tre mesi è l’unica maniera di capire se e come il paziente risponde alla dieta.

7) Quanto tempo è necessario per capire se la dieta è efficace in un determinato paziente?

Tra quelli che rispondono bene alla terapia chetogenica, alcuni possono manifestare segni di maggiore presenza e miglioramenti nelle crisi epilettiche anche durante la prima settimana, mentre altri possono aver bisogno di tre mesi per arrivare agli stessi segni. E’ impossibile da prevedere.

Come risultato della terapia chetogenica, alcuni pazienti possono anche sviluppare crisi epilettiche più forti o più frequenti. Questo fenomeno può essere temporaneo, ma se dovesse persistere, vuol dire che la terapia chetogenica non è un trattamento appropriato per quel determinato paziente, e sarà quindi interrotta.

8) E’ possibile seguire la dieta per molti anni?

Sì, ma la dieta deve essere comunque sempre supervisionata da un team medico, e la biochimica del sangue  (fegato, reni, stato delle ossa e nutrizione generale) deve essere controllata dal team medico su base annuale.

9) Per ottimizzare l’efficacia anticonvulsiva della dieta, esiste un livello ideale di chetosi?

No, non esiste un livello di chetosi che può assicurare una risposta ottimale in tutti i pazienti; per alcuni pazienti, livelli molto bassi di chetosi (chetonemia minore di 1 mmol/l) sono sufficenti per liberarsi completamente dalle crisi epilettiche, mentre per altri pazienti possono non esserci benefici di nessun tipo anche con  livelli di chetosi di 4 o 5 mmol/l. La risposta è molto individuale.

La dieta chetogenica innesca un cambiamento nella biochimica del cervello che va oltre la produzione di chetoni. Purtroppo ad oggi non capiamo ancora in maniera sufficentemente chiara questo meccanismo.

10) Gusti personali o preferenze per determinati cibi prima di iniziare la dieta, possono essere dei segnali che la dieta stessa sarà più o meno efficace?

Come ogni altra medicina, la dieta chetogenica può essere efficace solamente se viene consumata! Se un adulto o un bambino mangia volentieri una varietà di cibi che possono essere utilmente impiegati in una dieta chetogenica, allora sarà più facile che l’accettazione dei pasti e delle merenda chetogeniche sia buona.

Se un bambino o un adulto vuole mangiare solo pane, patate e pasta e non mangia volentieri carne, pesce e verdure, allora sarà necessario un grande lavoro per introdurre gradualmente questo primo cambiamento nelle abitudini alimentari, prima ancora di iniziare il trattamento chetogenico vero e proprio. In questo senso le preferenze alimentari possono rendere la dieta più semplice, ma non danno indicazioni dirette sull’efficacia che avrà o meno la dieta stessa


Potete trovare un breve curriculum di Sue Wood qui: Susan Wood

Questo è il link alla clinica Matthew’s Friends Clinic for Ketogenic Dietary Treatements di Lingfield: Lingfield


 GRAZIE a SUE WOOD da KETOGOURMET!


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Dalla prescrizione….ai pasti!

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La prescrizione giornaliera di vostro figlio, che comprende il fabbisogno energetico in KCalorie, la quantità in grammi di grassi, carboidrati e proteine e la ratio, deve essere divisa nei diversi momenti dei pasti: di solito cinque (colazione, pranzo, cena e due merende), ma possono essere anche più o meno.

Il vostro dietologo avrà quindi calcolato per vostro figlio uno schema come questo:

8 (questa tabella è frutto di un lungo lavoro di personalizzazione della dieta; la ratio non è uniforme nel corso della giornata, ma ha un andamento ad arco; all’inizio di solito è più facile, perchè la ratio chetogena è costante per tutta la giornata e per tutti i pasti).

E’ il momento di prendere una decisione molto importante: vi fate dare le ricette dal dietologo o le calcolate voi?

Chiarito che, anche se le calcolerete voi, le ricette dovranno comunque essere approvate e supervisionate dal dietologo, la decisione avrà un forte impatto sulla vita della famiglia, e va presa con attenzione.

Cucinare ricette che vi arrivano pronte ha il vantaggio di sollevarvi dai calcoli, ma ha lo svantaggio di rendere difficile la reazione agli imprevisti, che soprattutto all’inizio saranno molti; rifiuto del cibo, vomito, inappetenza, malattie comuni tipo raffreddore o più temibili come influenze intestinali… il pericolo corre sul filo e i tempi di reazione devono essere rapidi.

Nessuno meglio di voi conosce i gusti di vostro figlio, le sue reazioni ad un sapore o a una nuova combinazione di cibi, ma soprattutto nessuno oltre a voi potrà costruire assieme a lui i suoi nuovi gusti; i cibi che sopravviveranno all’introduzione della dieta saranno pochi, e vostro figlio dovrà in ogni caso cambiare radicalmente abitudini alimentari: solo voi potrete con pazienza e leggerezza fargli scoprire dei sapori nuovi.


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MA COME FARA’ MIO FIGLIO A MANGIARE QUESTI STRANI CIBI?

Anni fa, un allenatore di calcio diventò famoso per la frase: “Rigore c’è quando arbitro fischia”; nella dieta è lo stesso: “dieta c’è quando bambino mangia.”

Dovete costruire una nuova alleanza, soprattutto psicologica, con vostro figlio; gli chiederete un grande sforzo, dovrete essere convincenti e rassicurarlo. Rassicurarlo prima di tutto che sarà sfamato anche senza i suoi cibi preferiti, trovare assieme a lui con pazienza nuovi sapori, nuovi modi di preparare i cibi.

E’ fondamentale, soprattutto nei primi mesi, di non caricare sul bambino il vostro stress, la vostra fatica, ma allearsi con lui in un grande gioco, in una scoperta che farete assieme.

Fategli sentire che c’è attenzione e cura verso il suo cibo, che le cose che mangia sono speciali; curate sempre la presentazione del cibo, comprate dei piatti e delle scodelle colorate, solo per lui.

Chiedete al vostro team di avvicinarvi con lentezza alla dieta, magari iniziando una preparazione a casa con una nutrizione diversa. Togliete per esempio pasta, pane e riso, lasciando i biscotti, per far cambiare gradualmente a vostro figlio gusti e abitudini alimentari.

Pretendere che un bambino autonomo, con un gusti già definiti, passi di colpo in tre giorni da un’alimentazione normale ad una dieta chetogena, per di più in un ambiente poco accogliente come un ospedale, significa solo rendere quasi impossibile mantenere nel tempo la dieta.

E’ importante che il passaggio definitivo alla chetosi sia controllato dai medici, perchè può esporre il bambino a situazioni pericolose (per esempio, anche se in casi rarissimi,  la chetoacidosi), ma un primo approccio lento e graduale rassicurerà il bambino e sarà fondamentale per mantenere la dieta nel tempo.

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La dieta, una speranza concreta per le epilessie farmacoresistenti

Claim12CentratoCome molti di voi sapranno, circa il 25% del totale delle epilessie infantili restano resistenti alle terapie farmacologiche.

La dieta chetogena (o chetogenica), un trattamento medico, calcolato in modo matematico, che deve essere prescritto e gestito sotto stretto controllo di neurologo, pediatra e dietista specializzati, rappresenta una concreta speranza proprio per quei bambini che non rispondono ai farmaci.

Studi scientifici dimostrano che la dieta è efficace, con un miglioramento osservato in circa il 60% della popolazione farmacoresistente.

La dieta chetogena è stata usata come trattamento per l’epilessia per quasi cent’anni. Poi, con l’introduzione dei farmaci antiepilettici, è stata accantonata. Negli ultimi vent’anni, sono più che raddoppiati i farmaci antiepilettici. Farmaci sempre più mirati e, possibilmente, con sempre minori effetti collaterali. Questo ha portato un grande beneficio per molti pazienti, ma purtroppo, non ha ridotto la percentuale di chi non rispondeva ai farmaci.

Durante la metà degli anni ’90, il Johns Hopkins Hospital di Baltimora, ha reintrodotto la dieta negli Stati Uniti, e poco tempo dopo, il Great Ormond Street Hospital ha aperto la strada al suo utilizzo in Europa.

Oggi la dieta è un trattamento scientifico prescritto dagli ospedali di tutto il mondo ma, nonostante  la sua evidente efficacia, il suo utilizzo rimane limitato. Forse anche perchè per gli ospedali risulta impegnativo, sia in termini di tempo di lavoro, che di specializzazione del personale.

Con l’obiettivo di rendere più gestibile la dieta, oltre alla dieta chetogena classica, sono stati introdotti altri tipi di dieta. In particolare, la Dieta Atkins Modificata e la Dieta a Basso Indice Glicemico si sono dimostrate efficaci in particolare anche nei bambini più grandi e negli adulti.

Il tempo minimo per iniziare e personalizzare la dieta chetogena sulla base della risposta del singolo bambino è di tre mesi. Passato questo periodo di tempo, valuterete insieme al team medico il rapporto tra i benefici della dieta e i lati negativi, prendendo la decisione di continuare o meno la dieta. Di solito i primi benefici si vedono quasi subito (molte famiglie parlano di una seconda nascita dei loro figli): il bambino risulta come sollevato, più presente, entra più in relazione. Anche le crisi di solito cominciano a rispondere, diminuendo o diventando meno intense. Per avere dei benefici più sostanziali, bisogna insistere e passare attraverso i primi mesi, che sono molto impegnativi per i bambini e per le famiglie.


L’INIZIO DELLA DIETA: PREPARATEVI ALLA RIVOLUZIONE!

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I primi mesi sono molto impegnativi, per il bambino e per la famiglia. Spesso l’adattamento alla dieta passa attraverso tanti episodi di disagio intestinale (vomito, nausea, rifiuto del cibo etc.), mentre le famiglie sono investite in pieno dall’enorme mole di lavoro necessaria per amministrare la dieta.

 Calcoli, ricette, prescrizioni, spesa da fare, cucinare con grande attenzione, dover sempre programmare con anticipo ogni giornata, per non trovarsi in una situazione non prevista, difficoltà di vostro figlio con il cibo: un inferno!

Se vostro figlio risponde alla dieta, tutto questo passerà in secondo piano, perchè avrete la possibilità di aiutarlo concretamente a combattere l’epilessia. Questa consapevolezza vi darà un’energia straordinaria, che vi permetterà di allearvi con vostro figlio in questa grande avventura.

Dopo qualche mese, amministrare la dieta vi sembrerà la cosa più semplice del mondo (anche perchè nel frattempo sarete diventati più esperti!), e potrete decidere con maggiore consapevolezza. E’ chiaro che se la dieta controllerà le crisi, non ci saranno dubbi, ma alle volte anche una diminuzione delle crisi o miglioramenti cognitivi possono essere la ragione per continuare la dieta per periodi anche molto lunghi.

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